Canoa & Kayak

la comunità virtuale dei canoisti italiani

Voci dal Fiume


raduno sul Limentra 2014
Perlezza (2014-05-20 23:50:22)

ho avuto modo di abbracciare e passare del tempo con cari amici (il cuore si fa un baffo di qualsiasi distanza), inclusi quelli che alla fine non c'erano per ragioni varie (vi son fischiate le orecchiette?), e di conoscere nuove persone.

E' un privilegio vivere il mondo da canoisti.
Sempre libero in corrente.
perlezza

In kayak sul fiume
Fabio Cappelli (2011-03-02 13:25:03)

Tutto era fermo, una foto d'altri tempi, un'immagine segreta
Stiletti di sole foravano la fitta vegetazione facendo brillare una striscia d'acqua color acciaio
Si respirava aria selvatica, gocce d'acqua, un silenzio di luogo sacro.
Si guardava il fiume, cheto in quel luogo, una quiete che non riusciva a sopire l'animo.
Vestiti come monaci verdisci entrammo nei nostri gusci colorati
dalla sponda d'argilla scivolammo nell'acqua
pochi metri e una dimensione di spumeggiante vigore ci accolse con sordo fragore.
Bianchi turbinii si insinuavano tra la statica immutabilità di rocce lucide come teschi.
Il nostro daffare ragionato e frenetico ci metteva in armonia con ogni cosa.
Eravamo dei kayaker, interpreti della corrente, compagni dell'acqua, delle rapide,
amici di un fluido vorticoso e rabbioso a tratti, franco e ristoratore in altri,
sempre vivo e trascinante, straordinario nel suo essere.
Un tempo indefinito e poi tutto si placò, vigoria, emozioni, sordo rumore,
solo silenzio ora, difficile da comprendere.
Uno slargo aperto al sole, caldo e materno ci accolse
segnò la pace d'articolazioni e muscoli, la fine conciliante di emozioni forti,
segnò la rilassatezza d'animo, del vitale pulsare d'ogni essere animato.
Avevamo vissuto in un luogo prodigioso, un'avventura da creature libere,
viaggiato, eccitati,
felici di pagaiare,
d'esser fiume, natura, coraggio,
d'esser senza tempo, appagati eroi, o semplicemente uomini.

Le Nuvole
Marco Terenzio (2010-03-20 19:13:53)

LE NUVOLE (di F. De Andre')¨
Volevo dedicarvi una poesia,su di un fenomeno metereologico atteso da noi canoisti, che amiamo discendere torrenti e fiumi del'Appennino:

"Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell'airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi piu' il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere piu'
il posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia."

Un grazie speciale a Voi ...
Francesco Anonimo (2009-04-26 17:21:25)

Un Grazie Speciale..A Voi..
che giocate e combattete in liberta' con l'elemento principe del pianeta.

Nati da grandi Donne e grandi Uomini che con determinazione vivete la vita.
Esempio per i giovani che con fatica e costanza costruite.
Voi che avete negli occhi quella luce del divenire.
Voi che credete e vi confrontate con il gruppo.
Voi che nell'acqua,fra le rocce e nei cieli lanciate continue sfide a voi stessi.
continuate a popolare i fiumi....non fatevi fermare dagli anni, dalle fratture,
dalla fatica, dalle delusioni, dalle separazioni, dalle morti e dalle nascite.

Per i vostri figli e per tutti coloro che hanno nella vita la fortuna di incontrarvi e di raccogliere un'po' della vostra essenza.
A voi Canoisti/e che siete forza, armonia, equilibrio e velocita' nella musica del fiume.
Grazie di esistere.

Buone canoate a tutti che speranza,sapere e fortuna siano sempre con voi!!

Acqua Viva
Giovanni Dall'Oglio (2009-03-20 19:23:35)

" Che m'insegui la fine,
li dove l'acqua si frange.

Mi rincorra dalla riva
quando sporgo dall'onda.

Non mi prendera'!

Travolto dalla Natura
in eterni attimi di gioia
io saro' gia' oltre."

Onda su onda
Gigi Garioni (2008-03-28 14:21:25)

Girovagando, con poca convinzione, nel campo della vita alla ricerca esistenziale dell'idea di te, ti può capitare, in una mattina umida, mentre mulini meccanicamente la pagaia, ora estraendo, ora affondando dalla superficie compatta dell'acqua, di sentirti improvvisamente sollevato da un'energia naturale, enorme, profonda come il mare, verso un'ascesa superba. Ascesa a volte agognata, ma più spesso timidamente fuggita.

Non si tratta di scorrere lungo la verticale con un geometrico spostamento del corpo al pari di un viaggio in ascensore, ma salire libero da vincoli apparenti, simile al levitare dei mistici orientali.

Si sale da prima lentamente, ma poi con accelerazione crescente e si viene catapultati in cima, sul punto più alto, in cresta.

Aver abbandonato la quotidiana quiete per ritrovarsi nell'estasi turbolenta della cresta è spaventosamente piacevole, in se un'idea di onnipotenza ci pervade.

Chi ci sa fare è qui che si può osare di più. Tutto sembra più facile, naturale, alla portata, come le bollicine salgono nel bicchiere di champagne, l'euforia sale al cervello, l'autostima è al top.

Quando ancora non abbiamo capito cosa ci stia succedendo, ecco che stiamo già scendendo a velocità impressionante verso il prossimo cavo. Il mondo si allontana come uno zoom al contrario e noi ci ritroviamo lì dove eravamo partiti come se nulla fosse accaduto, e forse è davvero così.

L'orizzonte sparisce di colpo, pessimismo e sfiducia ci sono padroni, pigri e comodi ci troviamo di nuovo nell'ovatta dei nostri limiti.

A che serve dunque l'osare se il periodo ricicla se stesso in nuova illusione e disillusione?

A che serve la fatica di vivere se la sintesi è per tutti nascere e morire?

A ciascuno di voi la propria risposta, io, vecchio nocchiero per scelta, ho bisogno comunque del nuovo e del grande e per dirla alla latina "rari nantes in gurgite vasto"

by Gigi Garioni

Augurio di autunno sereno e piovoso
Gigi Garioni (2007-10-04 14:21:25)

Un cielo infinito di stelle
dal mio sonno spezzato ora vedo.
Mi sveglio felice in un sogno di vita.
Un bacio voglioso di fresca rugiada
dal sapore d’autunno ho appena gustato.

Tiepida la schiena nel sacco di piuma
Io indugio la bianca mia amica,
alba, che in precisa assolvenza tra poco sarà.

Mi piace sorprendermi ancora,
stupirmi al quotidiano rito
precedere la sveglia che d’altronde non metto.

Oggi il fiume mi attende,
amica sia l’acqua,
precisa la pala,
forte il coraggio e… se sbaglio pazienza,

importante che torni sereno
sia così per tutti voi amici e compagni
tante discese passate e future, vissute con gusto
siano la magica colla che uniti ci tenga.

by Gigi Garioni

Adrenalina dipendente
Gigi Garioni (2007-01-25 09:15:53)

Una mano serrata attorno alla pagaia, ecco la mia sola certezza.
Poca cosa davvero.
Un masso separa la corrente in due lingue, il destino propone spesso alternative,
ma pensare non serve.
Mi appresso al passaggio. Interminabili secondi allo slancio.
La canoa ora buffa nell'aria e l'umano diventa divino.
Se qualcosa di più bello c'è
allora ho vissuto invano,
ma se sono lì al nocciolo dell'esistenza,
io vita ti ingoio e al diavolo tutto il resto.
Ora non m'importa dormire,
l'adrenalina zampilla ancora e sono felice.
C'è tempo per tornare in sé,
sì il "superio" tra breve tornerà padrone,
ma che importa,
l' "ego" oggi troneggia.

by Gigi Garioni

Ho fatto un sogno
Francesco Elia (2006-11-10 14:21:25)

L'altro giorno navigavo distrattamente in internet
sai quando il cervello vaga per conto suo
e la mano con il mouse segue suoi percorsi inconsci
aprendo siti tra gli usuali e i preferiti
per abitudine meccanica e visiva mentre
il pensiero scivola in altri sistemi cartesiani
per poi riaffacciarsi occasionalmente alla veglia
ho fatto un sogno che sembrava quasi vero
ho aperto un sito che parlava di fiumi
di strane cose che chiamavano idrometri
immagini colori disegni racconti onirici
ho sognato un sito molto bello pieno di salti
rapide e laghetti, morte e controroccia
ho detto che bello se ci fosse un sito così

il sito c'è
bravi ragazzi di CKFiumi

grazie soprattutto a Dani
poi a Flavio, al Prof e tutti gli altri,
tutti importanti, ognuno per la sua parte

FFF

40 anni fa
Marco Lascialfari (2006-11-02 09:15:53)

Un fiume ... diverso.

40 anni fa, invece di dormire come noi bambini facevamo nei giorni di festa, il mio babbo saliva le scale della casa dove abitavamo tenendomi per mano.
Mi aveva svegliato perchè voleva farmi vedere, dalla terrazza del terzo piano, una cosa terribile.
Faceva freddo, quel freddo umido e maledetto che ti entra sotto gli abiti.
Io combattevo con il sonno che ancora mi faceva tenere gli occhi appiccicati. E proprio con gli occhi ancora pieni di sonno arrivammo al grande terrazzo già pieno di altri inquilini.
Davanti a noi, invece dei soliti campi e di case coloniche sparse, vidi una distesa grigia di acqua.
L'Arno, distante da casa mia oltre un chilometro, era lì, ad un passo. Non sembrava cattivo. L'acqua (che ancora sarebbe salita) sembrava calma e tranquilla. Ma quel grigio faceva paura.
Io guardai in direzione della mia scuola. La scuola Don Facibeni era a pochi metri dal fiume. Non so cosa mi passò per la testa ma l'unica cosa che dissi fu:
"Babbo, domani non andiamo a scuola?"

Firenze 4 novembre 1966

Il tradimento del canoista
Elena Tombesi (2006-11-02 09:15:53)

Purtroppo accade e puoi farci poco
quando si accende un altro fuoco,
quando è qualcuno a dare la scossa
più forte di quella dell'acqua mossa.

Chiamiamolo amore, passione, pazzia,
quello che arriva e ci porta via
un altro compagno di tante avventure
che ha condiviso entusiasmi e paure.

"Mi dispiace, oggi non vengo
esco con lei, sapete, ci tengo."
"Domani non posso, andate voi,
sono invitato a pranzo dai suoi."

"La cosa è seria, allora, accidenti
se hanno coinvolto anche i parenti!"
"Ma no, sta solo tenendola buona,
vedrai quando arriva la bell'acquona!"

Infatti viene, ma è sempre di fretta,
"torniamo presto, che lei mi aspetta!".

Noi già conosciamo questo copione,
con tutte le scene in successione:
La porta con sé, lei aspetta e sorride,
e ci accoglie allo sbarco con lo sguardo che uccide.
D'estate, col caldo, c'è l'ultima chance,
si va fare un corso sulla Durance!
Però non le piace, fa fatica, ha paura,
e tutti sperano in una rottura...
Ma è lei che trionfa, e la prova più vera
è che Ferragosto lo fanno in riviera!

E' allora che il gruppo, con grande sgomento,
accetta sconfitto il tradimento
(zamby)

I canoisti che fecero l'impresa
Gianni Russo (2006-09-09 14:21:25)

Notte Bianca 9 settembre 2006 fiaccolata in canoa e rafting sul Tevere.

"Siamo rimasti in tre .." come recita una vecchia canzone di Domenico Modugno. Alla tradizionale fiaccolata della notte bianca a Roma sul Tevere, dopo le rituali defezioni, ci ritroviamo io Alberto Laurenti e Giovanni Perozzi a mantenere la manifestazione canoistica, in assoluto una delle meno seguite nel calendario degli eventi canoistici della penisola. Anche il consueto invito su CKI cade nel vuoto. Ma nulla ferma la nostra determinazione, spinti dalla necessità di rimediare un equipaggio per il gommone da raft Alberto riesce a precettare la gentile consorte con tanto di graziosa ed infraditata amica. Raggiungere il punto convenuto per l'imbarco è già una prima avventura , al Lungotevere delle Vittorie, dopo il terzo trans a destra ( Renata di Belo Horizonte) varcato il cancello si prosegue in un paesaggio pasoliniano, reso ancor più suggestivo (ed inquietante) dalla sopraggiunta oscurità, fino ad arrivare alla rampa di alaggio sul fiume. Sulla banchina un ritrovo di emigranti arabi che festeggiano la loro notte bianca. Finalmente ci imbarchiamo in quattro sul raft e Perozzi in canoa (per la cronaca una RPM) alla luce delle fiaccole. Devo dire che per quanto sia ormai consueto e familiare la discesa in notturna del Tevere riserva sempre il fascino e la suggestione della prima volta : il buio, i primi ponti, le luci della città che ci accoglie nella magica dimensione del suo fiume . Il massimo dello sfarzo viene visivamente raggiunto a Castel S. Angelo con la propettiva del Cuppolone illuminato.

L'eco dei mille eventi della Notte Bianca ci giunge attenuato e soffuso come le luci antiche dei palazzi e degli storici ponti che si riflettono sull'acqua.

Sul fiume, nella penombra si muove una fauna che l'occhio attento di Alberto, biologo, subito coglie con discrezione : garzette, aironi, beccaccini, germani, nutrie (e le pantegane ? ). Siamo i soli sul fiume a godere di questa unicità. Il passaggio del barcone Tiber II in un'esplosione improvvisa e fugace di luci aggiunge una nota Felliniana alla discesa. Sotto ponte Cavour, attraccata ad un vecchio e fatiscente galleggiante scorgiamo, incredibile, la sagoma di una canoa canadese mod Ontario da 9/10 posti lunga almeno 6 mt, nel suo genere una altro transatlantico.

Nei pressi di ponte Mazzini veniamo raggiunti da un gommoncino dei vigili del fuoco che ci affiancano per una chiaccherata informativa.

A ponte Sisto inizia la manifestazione Lungo er Tevere...Roma , una folla eterogenena affolla gli stands ed i locali allestiti sulla banchina di destra per un tratto di circa 1km a valle . All'isola Tiberina una'altra manifestazione a tema - l'Isola del Cinema - illumina il ramo di destra (quello che porta al rullo mortale, per intenderci). Forse se ci infilassimo nel rullo sotto ponte Cestio avremmo finalmente quella visibiltà mediatica tanto sospirata .

Ci facciamo coinvolgere dalla atmosfera surreale di una pacifica e festosa "apocalipse now" sul Tevere e decidiamo così di celebrare l'avvenimento con una sosta sosta ristoratrice al pub sulla banchina . Qui incontriamo i vigili di poco prima ed insieme, sorseggiando una birra, facciamo amicizia. Dopo una breve licenza a terra per vettovagliamento (gli indispensabili biscotti alle carrube) l'equipaggio viene richiamato all'ordine e ricompattato. Ci reimbarchiamo per l'ultimo tratto, da poco inserito nel percorso classico. Dopo il trasbordo del rullo sotto ponte Garibaldi ha inizio la seconda parte della discesa, nel cuore delle tenebre, l'oscuro ramo di sinistra, al tenue chiarore di una fiaccola (stoicamente tenuta da Sabina) . Ecco arrivato il momento più atteso, la rapida di ponte Fabricio, un buio arcano ed inquietante ci avvolge : il fragore della rapida, i contorni indefinti delle cose: il fiume, le rive, il ponte. L'onda sferza la fiancata del raft, bellamente posto di traverso dal nostro astuto conduttore (Alberto) per entrare nella morta dietro il pilone.

Persi nell'esaltazione del momento ci accorgiamo di non avere più con noi Giovanni con la sua RPM . Senza più l'ausilio della fiaccola, spenta dai frangenti , scrutiamo preoccupati l'oscurità nel vano tentativo di individuarlo. Solo dopo un alcuni minuti di apprensione riappare fradicio e contrito: "ho fatto un pò di surf ma certo l'acqua è proprio puzzolente!". Per uno come lui abituato alle acque immacolate acque di ponte Milvio c'è da capirlo. Ma non è finita lì, a far da contraltare alle tenebre ci abbaglia l'esplosione di luci alla punta estrema dell'Isola Tiberina. La visione dell'arcata di Ponte Rotto (sotto la quale non possiamo passare a causa del livello troppo basso) è solo l'ennesima emozione che ci riserva il fiume.

Dopo una breve risalita del ramo di destra, verso ponte Cestio, con un'ultima entrata in corrente, passiamo ponte Palatino e ci avviamo, appagati nel corpo e nello spirito, allo sbarco .

Un percorso sul nostro intimo e personale "fiume dell'anima" di Bernasconiana memoria.

Gian Piero Russo

Secondo Anniversario Max Bernardini
Massimo Delledonne (2006-08-08 14:15:53)

Ieri, 7 Agosto, è ricorso il secondo anniversario della morte di Max Bernardini

Ero sul Boyabreen (Boyaelva) con Max, quel maledetto giorno di 2 anni fa

L'anno scorso, il 7 Agosto, sono tornato nuovamente sul luogo dell'incidente, assieme a tanti altri compagni, per ricordare Max.

Ieri, 7 Agosto, ero da tutt'altra parte. Ero nelle gole dell'Ubaye con altre 10 persone. Una discesa che ricorderò a lungo per il percorso davvero bello, non troppo difficile ma sufficientemente impegnativo, e soprattutto per la continua percezione, davvero piacevole e oggi sempre più rara (almeno per me) della discesa in sicurezza (almeno 3-4 sicure - anche a uomo - piazzate sui passaggi piu' impegnativi). Ho provato la sensazione di far parte di un gruppo dove agli altri dai lo stesso valore che dai a te stesso. Uno per tutti e tutti per uno. L'ho pensato spesso mentre guardavo 10 persone sulle rocce a seguire con lo sguardo e la corda in mano l'undicesimo, quello in canoa che doveva effettuare il passaggio.

Poi quando siamo sbarcati è accaduta una cosa che li per li non ho compreso: Un canoista con la barbetta (molto più giovane di me e di cui tanto per cambiare non ricordo il nome) con addosso una maglietta arancione con scritto "Ciao Max" ricordo di un raduno CCCB dedicato a Max Bernardini tira fuori una bottiglia sapientemente tenuta fredda nel furgone di Stefano Carpita. Vladimiro Farina appare con 11 bicchieri di plastica. Si brinda e si beve. Nonostante qualcuno chieda, nessuno spiega la ragione di questa inconsueta bevuta. Ero convinto Max fosse morto il 10 agosto (forse perche' 2 anni fa siamo rientrati in Italia il 10 agosto e proprio il 10 agosto dello scorso anno, sempre in Norvegia, pure io ho rischiato grosso) e non capivo pertanto (anche se lo immaginavo) il motivo di quel brindisi senza dedica.

Una rapida lettura del diario di quella vacanza sfortunata di due anni fa ha appena confermato il mio madornale errore di data: Max è morto il pomeriggio del 7 agosto 2004. Ho ora in mente il ricordo di quel brindisi, avvenuto meno di 24 ore fa.

Sono stato fortunato, ieri. Sono stato fortunato a scendere un bel fiume con un bel gruppo, ma sono stato particolarmente fortunato ad essermi trovato per caso a partecipare a quel brindisi avvenuto in silenzio fra uomini degni di questo nome. Ognuno di noi vive le proprie emozioni e i propri ricordi in maniera personale. Ieri le parole non servivano, anzi, avrebbero contaminato il significato che ognuno di noi ha voluto dare a quel gesto, avvenuto in riva ad un fiume in un luogo sperduto e, soprattutto, lontano dagli occhi del resto del mondo.

La centrale sull' Enza
joekargnelot (2006-06-12 14:21:25)

Anche l'Enza se ne va. Come per tante cose belle, come per tanti fiumi resterà il ricordo di qualcosa che non c'è più e non sarà possibile sognare di essere quello che eravamo. Una piccola parte di me segue quelle che se ne sono andate e chissà da quante altre sarà seguita.
Fa male e non riesco ad abituarmi. C'è bisogno di più lampadine, bisogna produrre di più e bisogna far finta di non vedere che stiamo importando la miseria che avevamo cacciata laggiù, lontana, lontana ma che non si fà dimenticare come i giochi dei bei tempi andati e torna, inesorabilmente torna.

Mi sembra una follia, un delirio di fine impero.

Distruggere il poco di bello che è rimasto vicino a città sempre più sporche, sempre più povere, sempre più brutte. Ma cosa ci rimane? Quella porcheria della vela di Caltrava? E' brutta!
L'Enza, il mio piccolo, facile Enza è bello e ne abbiamo tutti bisogno.
Cosa ci rimane? Il rimbambimento del calcio? Tette e culi? Tanta, tanta pubblicità? Ma si può vivere bene in un mondo di imbecilli? Ma come può migliorare la vita una centrale elettrica a Vetto D'Enza quando ci compriamo a rate anche le mutande.
Come può migliorare la vita la montagna di ghiaia rubata al fiume e sepellita in autostrade sempre troppo piccole per i troppi camion impazziti e in ferrovie senza fermate in un paese di pendolari.
E chi si vende la ghiaia fa le briglie per curare i fiumi dai danni che gli provoca continuamente.

E' tutto assurdo. Rivoglio il mio piccolo Enza dove ho imparato a pagaiare dove avrei voluto vedere pagaiare il mio bambino.

by joekargnelot

Ho sognato che ...
River Life (2006-05-29 14:15:53)

Mi accorgo di avere il fiatone ancor prima di cominciare. Non c'è niente di particolarmente delicato e rassicurante intorno a me.
Le montagne sono di roccia scura che corre verso l'alto, tanto da coprire quel fazzoletto di cielo lassù. E' liscia, nuda, umida, a volte morbida di muschio e siepi odorose, altre volte spigolosa e tagliente come lame d'acciaio.
L'acqua trasuda dal suo corpo ed ho la netta sensazione che tutto qui sia vivo e respiri, come me. Il fiume si tuffa giù a valle e sento la sua voce urlare tanto forte da non sentire le chiacchiere dei miei compagni. L'acqua si contorce, si dimena, sparisce tra massi enormi e ricompare giù a valle più veloce di prima. Il fiume è una vena che taglia nel profondo queste montagne, regalando loro la vita. Si ripercorre con la memoria i passaggi prima ispezionati, ci si consiglia tra di noi. E dentro l'anima sappiamo benissimo che, pur con tutti gli aiuti possibili, nel fiume siamo soli. Nel ricordarlo provo una sottile paura che mi aiuta a non abbassare la mia soglia di concentrazione. Ma perchè in questo momento non sono tranquilla e pacifica a passeggiare sotto un cielo dolce di primavera? Perchè non sto facendo altre 100 cose che stare qui, vestita d'umido e maleodorante? Eh sì perchè calzari, paraspruzzi, giacca, pantaloni, maglia, casco, non asciugano mai completamente e rimangono sempre impregnati di quell'odore che riconoscerei tra 100.000. La risposta ai miei perchè è - non lo so -.

E' che sento l'odore dell'acqua lontano un miglio ed una forza a me sconosciuta mi spinge a lasciare tutto. Mi fermo, parcheggio la vettura, corro giù tra gli alberi, l'ortica, le spine, il fango, i sassi aguzzi, mi arrampico in posti impossibili pur di vedere l'acqua fare magie tra le roccie. E subito parte la fantasia, come potrei superare quel masso, evitare quella nicchia, raggirare quella insidiosa bolla d'acqua. Non riesco a disciplinare questo impulso.
Ma ecco il momento. Siamo tutti pronti e scendiamo lungo le rapide del fiume, uno dietro l'altro seguendo l'ordine dei due più esperti in testa ed in coda. Ma puntualmente l'ordine si scompone più volte perchè il fiume non è mai come lo hai visto 20 minuti prima.
E' pura vita che scorre veloce, cambia ritmo e colore ogni istante. E mentre attraverso un tratto relativamente calmo, mi accorgo che il fiume è come un essere umano. Vivace e scomposto come un bambino. Indomabile come un'adolescente. Rassicurante come un adulto. Penso ai miei 39 anni. Età della maturità consolidata o presunta, minata da giorni di sconsideratezza, istintività, follia. Un pò un colpo di coda per non voler crescere veramente... E proprio in questo momento, dopo un tratto tranquillo, il fiume si fà violento e si getta giù da un salto dove l'acqua crea un rombo che fà male alle orecchie. Avevamo già visto questo passaggio nella nostra precedente ispezione, ma dentro è tutta un'altra cosa. Quando sei fuori studi le traiettorie e le tecniche senza il supporto di un elemento fondamentale: il fattore umano ed emotivo. Quando sei dentro, accidenti, è tutto diverso! Aspetto il mio turno in morta e penso che in questo preciso tratto il fiume ha la mia stessa età, l'età della maturità e della follia, tranquillo a monte, violento a valle. Mi preparo, imposto il corpo e la punta della canoa. Il fiato stretto nella gola. il cuore stretto nel petto.
Il fiume ha la mia stessa età. Ci capiamo benissimo.

by Riverlife

Ode a CKI
Elena Tombesi (2006-03-28 14:21:25)

E' da molto che l'ho promesso,
e anche se tardi lo faccio adesso,
dopo il fiume, canoa e canoista,
celebro oggi la mitica lista:
siam più di mille a trovarci qui,
nel gruppo yahoo di CKI!

Ci trovi di tutto, nel forum più ambito:
la tua pagaia o il kayak smarrito,
info, racconti, consigli ed amici,
ma stai attento a quello che dici,
perché c'è nel gruppo la tara endemica,
inarrestabile, della polemica!

Discesa o gioco, audacia o pazzia
politica o sport, burocrazia,
ambientalismo, protesta, accusa,
per fare polemica non manca la scusa,
ma arriva l'acqua a spegnere il fuoco,
che scorra o sia piatta, importa poco.

Un plauso a chi modera e l'ha inventata,
ormai sembra quasi ci sia sempre stata,
un grazie a chi un giorno mi mise in lista,
e disse "iscriviti, se sei canoista".
In cinque anni non ho letto tutto,
non scrivo spesso, ma spesso la sfrutto.

E visto che crescono gli accessi alla rete,
a tutto dico, suvvia, diffondete!


by Elena Tombesi

Profumo di canoista
Elena Tombesi (2004-12-20 03:15:03)

Del canoista quest'anno canto
quel che non è certo un bel vanto.
Ci unisce infatti la sorte ria
di un odoraccio che non va via!

Si osa di più su un bel quintone
oppure ad aprire il nostro saccone?
Se è stato chiuso per tutto il viaggio,
allora sì, ci vuole coraggio!

Weekend lungo in tre persone,
tutta la roba dentro al furgone,
quando arrivi è così impregnato
che sa di Chanel un cane bagnato...

Se poi pioveva e non hai mai steso,
di fogna l'effluvio si fa più acceso,
è un'arma chimica o è solo il tuo odore?
l'ONU ti manda un suo ispettore!

Noi, sì, sappiamo cos'è la paura:
metter di nuovo l'attrezzatura.
Il capo tecnico poi non aiuta,
ancora peggio se sotto la muta.

Che gran portento è questa giacca,
non lascia entrare un goccio d'acqua,
la chiamano stagna, ma è fuorviante,
il termine giusto sarebbe "stagnante"!

Ti chiede il novizio, intanto che annusa,
ma per lavare, che cosa si usa?
Napisan, cloro, ammorbidente,
fai quel che vuoi, non serve a niente,
per questo qualcuno fa la sparata,
e dice spavaldo: non l'ho mai lavata!

Magari esagera, ma in tutta coscienza,
chi sa dire la differenza?
Però ci consola il male comune,
e ormai dal ribrezzo ciascuno è immune,

Viaggiamo felici nel nostro olezzo,
alla gioia del fiume paghiam questo prezzo.

(zamby)

Pagaio dunque sono!
Gigi Garioni (2003-01-07 14:15:53)

Pagaio sul fiume di casa in una splendida giornata, l'acqua è poca, ma dopo qualche centinaio di metri percorsi mi sono già dimenticato una settimana di problemi, sulla mia scia si disperdono come bollicine le facce incazzate, le scadenze perentorie, la stupidità diffusa.
Il remo volteggia nell'aria i muscoli cominciano a scaldarsi sento che il corpo è vivo, ritrovo me stesso, i confini di me e del mondo. Non importa dove si va, ma andare, accompagnati dai guizzi dei pesci e dal lento planare degli aironi, mentre la prua separa in due lembi la piatta faccia di un ansa. Ho lasciato il tepore delle lenzuola per quest'acqua che mi punge le mani ed il viso, ho rubato il tempo al dovere per questo tempo senza ragione, ho usato benzina e telefono per trovarmi pronto all'imbarco con gli amici di sempre.
Non c'è niente di nuovo da scoprire, consueta è quell'onda e quel salto, ora provo quella figura quella manovra che non è sicuro che riesca. Non pesiate che fugga da tutto perché è qui che trovo me stesso, perché è qui che con la faccia presa a secchiate capisco che il tutto da solo non basta, che la vita vissuta non è quella trascorsa, ma è quella che ti lascia sulla pelle e sul cuore quell'umido sapore di vivo.
Ed è qui che nel profondo io grido: io vivo.

Gigi

Ieri, oggi, domani
Gigi Garioni (2003-01-06 14:21:25)

Per ieri, mi torna il sorriso, per quelle volte che non ho osato; e il tempo ormai trascorso, di belle ne ha regalato; e lo sguardo stranito, di chi vede un'altra faccia delle cose, di quei monti che si bagnano i piedi tra i meandri del Tuo scorrere. E per ogni momento ho serbato anche un piccolo ricordo che galleggia in una bolla nell'oceano della vita.
Per oggi il Tuo sapore pieno, che mi gonfia i pettorali, che mi dice quanto è bello il freddo brivido che mi percorre la schiena se la Tua acqua trova un varco tra la pelle e la muta, e da fiato all'urlo di gioia di vita. Per la saggezza che mi hai dato, non solo mentre gioco sul Tuo dorso, ma nel caos degli ostacoli che la vita ti lancia senza chiederti se li sai superare, nei gorghi degli impegni e dei doveri che ti aspirano oltre al tempo il portafoglio, è difficile nuotare.
Mi commuovo al pensiero di quanti, come me, per effetto della canoa Ti hanno amato.
Per domani, Ti guardo dal mio masso isolato da riva, con gli occhi di un uomo isolato dal mondo.
Devo stare attento il pensiero si perde lontano, oltre il confine del lago, dove solo il rumore mi spinge a pensare, che in futuro io Ti possa affrontare, con tutto il sapere, necessario per passare, e Tu ti farai praticare.
L'acqua scorre con dolcezza, cullando bollicine che esplodono sul suo pelo senza fare rumore, quel rumore che è frastuono nel mio misero cervello, dove c'è posto per paura, per angoscia e per ardore.
E trovo la serenità di aspettare che il domani sia oggi e che per oggi si possa ancora aspettare.
Grazie Fiume.

Gigi

Dei, Titani e comuni mortali
Gigi Garioni (2003-01-06 14:21:25)

Il popolo della canoa come in ogni altra congregazione umana ha una struttura rigidamente piramidale. Una grande base e man mano che si sale un numero sempre più piccolo in corrispondenza del vertice.
Dei:
per definizione sono immortali (e ci credono a giudicare da quello che fanno); il loro nome è impronunziabile, parlando ci si riferisce a quello o quell'altro sottovoce in una atmosfera mistica; non si vedono mai de visu, compaiono sempre su riviste, foto reportage, filmati, sono in tutto il mondo, tutto ciò che fanno è rigorosamente documentato sponsorizzato. Ogni gesto che nella realtà dura cinque secondi realizza un film di un minuto; per loro essere è un no-limit; hanno il potere di modificare la toponomastica: la cascata di....., il passaggio di.....; i maligni pensano che forse non esistano veramente, ma che siano l'invenzione di qualche giochino virtuale.
Titani:
sono già molti di/ più, il loro nome è noto in ambito regionale o nazionale; spesso li incontri perché sono sempre in acqua, partecipano ad ogni iniziativa, spesso portano gommoni per sbarcare il lunario, ma appena possono impugnano una pagaia e con la destrezza di un felino scolpiscono l'acqua sì da cavar fuori dalla più innocua onda una figura di danza; si allenano duramente, vincono gare tornei partite, incarnano il futuro dello sport canoistico, sono il modello a cui ispirarsi.
Comuni mortali:
tutti quelli che....per andare in canoa regalano tempo alla moglie; pensano che per fare il cartwell basta cambiare canoa; guardano le previsioni sperando che piova; si procurano sempre vesciche alle mani; fingono di non avere il mal di schiena; fanno la stecca coi fiumi; si sentono ancora bambini; si divertono prima, durante e dopo; non perdono la faccia se finiscono a mollo; guardano dai ponti se scorre qualcosa; gonfiano ancora i sacchi; appendono foto in casa di loro in canoa; scrivono ai newsgroup racconti demenziali e molti altri ancora. Tutti voi che leggete non chiedetevi allora chi siete, sappiate di essere dentro questa piramide; non importa se sopra o se sotto; perché il tutto sta insieme per tutti e per tutti c'è già stata la grande fortuna di aver inciampato una volta in questa passione che vale ben più del tempo che prende.

ciao gigi

Il ritorno del canoista
Elena Tombesi (2002-12-03 14:15:53)

Capita a molti (a me è successo),
ma per fortuna non capita spesso:

hai poca spinta, un po' di paura,
ogni discesa diventa piu' dura,
c’è troppa acqua o è troppo poca,
stai fermo in morta e guardi chi gioca,
eviti il salto che tanto adoravi,
ti guardi intorno e son tutti più bravi,
sai fare l’eskimo, ma a volte non viene,
anche un buchetto spesso ti tiene,
i tuoi passaggi si fanno indecisi,
insomma ammettilo: sei proprio in CRISI!

"Ho un battesimo, ho già un impegno,
la famiglia richiede sostegno;
mi duole la schiena, mi duole il braccio,
questo week-end non ce la faccio..."
Motivi ne trovi, spesso son veri,
ma c’erano anche prima di ieri...

Per tua fortuna ci sono gli amici,
che non credono a quello che dici,
insistono oggi, riprovan domani,
ti chiamano loro, se tu non li chiami.
Ma devi reagire e farti aiutare,
prima che smettano poi di chiamare.

Dai, vinci il freddo, il timore, la noia,
pensa a quando il fiume era gioia,
trova la forza, ne vale la pena,
e vale anche il tuo mal di schiena.
Magari, abbassa la scelta di un grado,
e grida forte: "domani vado!"

Poi, se hai fortuna, domani è bello,
non fa freddo e c’è il tuo livello,
a metà rapida c’è un’onda perfetta,
il gruppo ti guarda e intanto aspetta.
Entri insicuro, ma quando sei dentro
capisci subito che hai fatto centro,
dura in eterno questa surfata,
adesso sorridi, la crisi è passata!

Zamby

Canoa linfa di vita (in ricordo di Andrea)
Gigi Garioni (2002-12-02 14:21:25)

Posata la pagaia ci guardiamo sorridenti alla fine di un'altra splendida discesa. Gli occhi dei compagni emanano gratitudine, e condivisione piena, alcuni di questi è la prima volta che vedo, spesso io non ricordo neppure il nome, forse non capiterà più di incontrarci, ma tutti comprendiamo di condividere un pezzo di felicità.
Non è cosa frequente legare cultori di una disciplina sportiva anche se l'obiettivo è comune, anzi direi molto difficile.
L'esperienza di una discesa in fiume ha questo privilegio raro. La maggior parte dei canoisti che conosco ama scendere in gruppo, tre, quattro, cinque, sei, forse è il numero ideale. Troppi occorre più tempo, pochi diminuisce la sicurezza. Ognuno ha un suo ruolo il "buono" ti insegna, "l'esperto" sa leggere il fiume, "l'impavido" apre la strada, ma utile è "quello che trasborda con te", "quello che estrae il cioccolato quando sei in crisi", "quello che dalla canoa come Eta Beta estrae ogni cosa (coltello, pagaia di scorta, corda lunga, carrucola, cerotti, ecc.)".
Dopo ogni fiume, o discesa capitalizziamo una stilla di vita che da senso al nostro essere, alle battaglie quotidiane, allo spirito di tolleranza, ecc.. Permettiamo a chi era con noi di fare la stessa cosa. Quante volte questo è accaduto? A quante persone abbiamo dato la possibilità? Chi può sapere se un po' di bene nel mondo derivi da ciò?
Tutto senza rumore, senza articoli di giornale e spesso senza che neanche noi ce ne rendiamo conto.
Atroce è il nostro urlo per Andrea, un urlo che giustamente ci mette in crisi, ci sentiamo colpevoli, inadeguati, impreparati. Tutto giusto. Molto più facile accettare che a 26 anni si perda la vita per un incidente stradale.
Cerchiamo conforto in tutto quello che di buono facciamo e continueremo a fare, nel silenzio, nella discrezione e nella consapevolezza che chi va in canoa per fiumi ama la vita e consente alla vita di esprimersi ad alto livello.

Ode del canoista
Elena Tombesi (2002-01-07 14:15:53)

Voglio narrarvi quello che so
dei canoisti e le loro manie
che sono, confesso, anche le mie.

Rapide, salti, onde impetuose
ed avventure tra le piu' favolose
onde piccine mutate in buconi,
a raccontar siamo tutti campioni!

Per non parlare poi del livello,
che cambia sempre, e' questo il bello!
"La volta scorsa, che ti sei perso,
quel sasso lì era tutto sommerso!
C'era piu' acqua la volta prima,
dal fondo dell'onda non vedevi la cima!"
E se l'acqua era davvero piu' bassa?
"Oggi e' piu' facile, almeno si passa!"

Passiamo ai gradi, del tutto aleatori,
dipendono solo dai narratori.
Al principiante diremo che e' un quinto,
lui se lo sogna o lo vede dipinto,
poi quando scende, per qualche ragione,
il passaggio è cambiato, ora e' solo un terzone!

Parliamo del bagno, spauracchio di tutti,
"Tu quante volte hai nuotato tra i flutti?"
Puo' essere forse un onore piccino,
se te lo pubblica il giornalino,
ma se sei un vero tosto c'e' un'unica via,
mutare il bagno in peripezia,
così che diventi da onta infamante
un avventura mirabolante.

Siamo bugiardi ed un poco esaltati?
Forse, ma certo tra i piu' fortunati!

Carpe Diem
Gigi Garioni (2000-09-01 14:21:25)

Ancora pochi giorni e sarà autunno, tempo di bilanci, attesa di piogge.
Chi ha goduto del caldo estivo e dei fiumi alpini non può ora ignorare che con le piogge autunnali nuovi scenari si apriranno.
Il bello dell'Italia è che chiusi i rubinetti dei ghiacciai si aprono quelli del cielo e l'Appennino diventa la nostra nuova palestra.
C'è un gusto particolare nel divertirsi mentre i colleghi di lavoro si rammaricano per il brutto tempo e le alternative dei consorzi sociali sono meno pressanti.
Il canoista autunnale deve indossare un atteggiamento diverso da quello estivo, lo stile giusto è il mordi e fuggi.
Normalmente non è possibile programmare le uscite, la pioggia arriva buona all'improvviso dove non te lo aspetti e se ci pensi su, la piena è già andata. Se vuoi cogliere qualche bel frutto devi tenerti pronto, ascoltare e cercare i meteo, contattare gli amici, avere una certa fortuna ed essere pronto a partire. Riuscire a discendere un torrente che è percorribile soli pochi giorni in un anno, che lo hai curato da tempo ha un gusto particolare, il sapore del rubato e del raro che ai più è negato e per questo dopo ti senti speciale.
Non è più il tempo delle avventure lunghe, del turismo è il tempo dei funghi se sei attento li trovi e li cogli altrimenti è meglio dormire nel proprio letto. Non pensate all'acqua gelata o alla muta umida, ma tenete sempre in macchina un pile di scorta e una fiaschetta di grappa e quando finite non è detto che serva, ma di certo non guasta.
La vita non è poi tanto lunga e forse è la sola concessa.
ciao gigi

Acqua Selvaggia
Gigi Garioni (2000-06-13 14:15:53)

Quando ti trovi infilato in due metri di polietilene a cavalcarne 20 o più metri cubi al secondo di acqua che rotolano giù da un fiume di alto corso, ti è chiaro cosa significa selvaggia.
Dal dizionario: chi vive, chi cresce nelle selve, nelle foreste, non addomesticabile, feroce.
L'acqua acquista un'anima è viva.
L'aspetto più tipico e proprio quello di non avere aspetto, le onde i buchi perdono la loro stazionarietà per diventare pulsanti, ribollenti, non basta guardare bisogna interpretare d'istinto quello che il corpo ci trasmette.
E' l'istinto la chiave per aprire questo tesoro. Il tempo non ti consente pensieri, dubbi, strategie; devi solo affidarti al sentire e agli automatismi imparati, tutto il resto e di troppo.
Scendere un fiume selvaggio è anche godere di tutto il naturale che può trasmetterti, non è solo un gesto atletico e tecnico è un sorso di libertà che entra dai pori per dissetarti l'anima.
E divertente pure un canale artificiale, un salto, uno spot, ma è un'altra cosa ha un sapore del tutto diverso.
Chi ha letto con piacere Salgari conosce e apprezza la differenza tra la tigre e il gatto di casa, e non è solo questione di dimensioni, il felino ha rinunciato al selvaggio per un comodo pasto, ma se lo guardi negli occhi laggiù nel profondo lo vedi ancora, e ormai è troppo lontano.
Nel nostro profondo c'è ancora? Ci piace sperarlo e farlo uscir fuori, e trovalo negli occhi dei compagni di discesa alla fine di ogni rapida vera.

ciao gigi

raduno sul Limentra 2014
Perlezza (0000-00-00 00:00:00)

ho avuto modo di abbracciare e passare del tempo con cari amici (il cuore si fa un baffo di qualsiasi distanza), inclusi quelli che alla fine non c'erano per ragioni varie (vi son fischiate le orecchiette?), e di conoscere nuove persone.

E' un privilegio vivere il mondo da canoisti.
Sempre libero in corrente.
perlezza

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